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SOLSTIZIO D'INVERNO

Ci sono momenti dell’anno in cui la luce sembra ritirarsi, scendere sotto la soglia del visibile.
Il 21 dicembre, Solstizio d’Inverno, è uno di questi: la notte più lunga, il punto di massimo buio, il tempo della discesa, del raccoglimento.

Le 8 feste dell’anno sono soglie simboliche che scandiscono non solo il tempo della natura, ma anche i nostri passaggi interiori. Il Solstizio d’Inverno apre il ciclo e ci conduce nei territori di Ecate, dea dei crocicchi, delle soglie e dei mondi invisibili, e nell’archetipo della Strega.

La Strega, qui, non è una figura storica o folklorica, ma una forza archetipica: il lato magico e sapiente che vive in ogni donna, a prescindere dall’età o dalla personalità. È colei che ha imparato a trovare la luce nel buio, a danzare con gli opposti, a stare nel paradosso.
Nella psicologia del profondo, la Strega appartiene al volto notturno della Grande Madre: generosa e terribile, creatrice e distruttrice, accogliente e spaventosa.

Ecate accompagna questo tempo. Multiforme, liminale, legata alla magia e alla forza vitale, è la dea che presiede alla discesa, ai passaggi non lineari, ai desideri che maturano nell’ombra. Non chiede azione, ma presenza. Non sforzo, ma ascolto.

Il Solstizio d’Inverno ci invita così ad attingere all’archetipo della Strega:
a mettere confini, a sentirci “abbastanza”, a sospendere il dovere, per tornare al sentire.
La Strega sostiene la Vergine dicendole che per oggi ha fatto abbastanza.
Sostiene la Madre dicendole che per oggi ha dato abbastanza.
Sostiene l’Incantatrice ricordandole che è amata, anche nel silenzio.

Questo è un tempo di risparmio delle energie, di fiducia nei processi invisibili.

Un tempo per lasciar maturare ciò che ancora non ha nome, per stare nell’eros, nel piacere sottile dell’attesa.

 

Domande per il tempo del Solstizio

·  In quale area della mia vita sto attraversando una notte, un tempo di sospensione o di non-chiarezza?

·  Che cosa mi sta chiedendo di essere ascoltato nel buio, senza essere forzato alla luce?

·  Dove posso permettermi di sentirmi abbastanza, anche senza aver fatto tutto?

·  Quali confini la mia Strega interiore mi invita a tracciare, con fermezza e amore?

·  Quale desiderio sta maturando lentamente in me, come un seme sotto la terra?

·  Se mi fermo al crocicchio di Ecate, quale direzione sento chiamarmi — non con la mente, ma con il corpo e il sentire?

 

 

Puoi restare con una sola domanda, lasciarla risuonare nei giorni del Solstizio,
come una lanterna accesa nella notte più lunga.

 

 

Esercizio di Inner narrative - Narrativa interiore

Trova un momento di quiete.
Accendi una candela, crea un piccolo nido, un utero simbolico.
Apri il tuo quaderno come fosse una soglia.

Immagina di trovarti a un crocicchio notturno.
Ecate è lì, non per indicarti una strada, ma per stare con te nel punto di mezzo.
Accanto a lei senti la presenza della Strega: non chiede spiegazioni, non giudica, sa attendere.

Lascia che le immagini emergano prima delle parole. Poi scrivi, senza correggere, senza capire subito.

·         Che cosa sta morendo in me, e chiede di essere lasciato andare?

·         Quale parte di me ha bisogno di riposo, di confini, di silenzio?

·         Dove mi sto chiedendo troppo? Dove posso dire: per oggi è abbastanza?

·         Quale desiderio vive ancora nell’ombra, ma chiede fiducia e tempo?

·         Se la Strega potesse parlarmi ora, che frase mi sussurrerebbe?

Scrivi finché il flusso si esaurisce.
Non cercare risposte chiare: onora le immagini, i frammenti, le contraddizioni.
Il senso verrà più tardi, come la luce che lentamente ritorna dopo la notte più lunga.

Chiudi il quaderno.
Ringrazia la tua guida.
Il seme è stato affidato alla terra.

 

 

 

 

Esiodo, nella sua Teogonia, dedica ad Ecate quest’inno

 

“Celebro Ecate trivia, amabile protettrice delle strade,

terrestre e marina e celeste, dal manto color croco,

sepolcrale, baccheggiante con le anime dei morti,

figlia di Crio, amante della solitudine superba dei cervi,

notturna protettrice dei cani, regina invincibile,

annunciata dal ruggito delle belve, imbattibile senza cintura,

 

domatrice di tori, signora che custodisce le chiavi del cosmo…

 

MEDITAZIONE DELLA SOGLIA

Dea potente del cielo e della terra e del mare, dea dei tre regni, nata al tempo degli antichi dei, figlia dei giganti Perse e Asteria, simboli della luce splendente, dea della Luna, signora dell'arco.

Signora del mondo infero, custode dei morti senza sepoltura, dea paurosa per i mortali, custode dei trivi e quadrivi, dea dai triplici volti.

Ecate, signora della soglia, dell'impermanenza e del mutamento, delle fasi e dei ritorni.

Donaci la saggezza di comprendere quando ci troviamo davanti a bivi pericolosi.

Unisci le nostre parti che sentiamo frazionate e sparse, riunisci le ossa, accompagnaci nei ritorni.

Guardiana delle porte e dei parti, tu, che con un occhio guardi verso il passato, la morte, il buio, e con l'altro guardi al futuro, alla vita, alla luce. Stai con me.

Stai con me, quando risuoneranno i 12 battiti del tamburo sacro.

Quando finisce il vecchio anno? Al primo battito, a mezzanotte.

E il nuovo anno quando inizia? All'ultimo battito del tamburo.

E in mezzo, cosa succede tra l'uno e l'altro? Tra il tempo di un respiro e un'altro, tra il tempo di una vita e quella successiva, c'è qualcosa, che per un istante attende....

Così cantava Vassilissa nel bosco mentre si recava ad incontrare la Baba Jaga, per chiederle il fuoco.

 

 

©Paola Biato

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