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DIOTIMA, la sacerdotessa dimenticata

Diotima, sacerdotessa di Mantinea: maestra di Socrate e dell’amore.


Ella aveva insegnato: chi ama, ama ciò che ancora non possiede. Quindi l’amore è per sua natura segnato dalla povertà e dalla mancanza e costituisce per ogni uomo lo slancio verso qualcosa estraneo da sè; Eros ha la figura di un povero lacero e scalzo. Non è vero che Eros ha bellezza, perchè si desidera ciò che non si possiede: Eros è desiderio di eterno possesso del Bene, che coincide con il Bello. Eros perciò non è un dio, e tuttavia neanche un mortale: è un essere intermedio, che fa da tramite.
Se l’amore è brama di possedere il Bene per sempre, assieme al bene si desidera anche l’immortalità e l’amore è anche amore di immortalità. Per i mortali, l’unico mezzo per ottenerla è la procreazione e la generazione nel bello, sia nel corpo che nell’anima. La bellezza ha il potere di rasserenare quell’essere già in sé “gravido”, che le si accosta.


Diotima delinea un itinerario iniziatico* attraverso vari gradi, che portano dall’apprezzamento delle bellezze terrene alla visione del Bello in sè.
La prima fase dell’ascesa al bello è l’amore rivolto a un bel corpo, e nella persona bella prescelta si generano bei discorsi. Il passo ulteriore viene dalla riflessione che la bellezza di un corpo amato è sorella di quella di molti altri corpi, e che la bellezza ravvisata in un singolo corpo è identica a quella che è in tutti i corpi, attraverso un procedimento di astrazione che porta dal particolare verso l’universale: in questo secondo stadio le realtà sensibili partecipano dell’unica ed assoluta idea di Bellezza. Si procede poi considerando la bellezza delle anime, superiore a quella dei corpi. Al terzo stadio, che si stacca dal modello educativo pederastico, si arriva a contemplare la bellezza nelle istituzioni e nelle leggi, implicando anche un’azione educativa a livello morale e politico. Il quarto gradino prevede il passaggio alla scienza e segna il definitivo distacco dalle realtà terrene e sensibili.
Chi ha seguito questo percorso è in grado di volgere lo sguardo al “grande mare del Bello”: siamo giunti alla tappa finale dell’ascesa, alla contemplazione della Verità che consiste nell’idea del Bello in sé. Il quale non nasce e non muore, è sempre se stesso in un’unica forma, a cui tutte le cose belle partecipano.
L’ascesa intellettuale è presentata con la terminologia propria dell’iniziazione misterica*.

 

(fonte: https://iridedilucecoeva.wordpress.com/2013/07/17/diotima-di-mantinea/)

 

 

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