TRADIRE LA STIRPE

 

TRADIRE LA STIRPE


I miti e le fiabe raccontano questo argomento tabù e lo fanno, spesso, con intento moralistico, mettendo in guardia dalle conseguenze nefaste.
C'è una varietà di modi in cui si compie questo destino.
Arianna lo fa, facendo uccidere il fratello, il Minotauro.
Antigone disobbedisce a Creonte e alle leggi terrene ingiuste.
Prometeo tradisce i Titani, alleandosi con gli dei, e poi tradisce anche loro.
Medea abbandona la famiglia e il paese di nascita.
Pelle d'asino lascia il padre e il castello per sfuggire all'incesto.
Biancaneve, Cenerentola, si creano nuove appartenenze.
Anche nella vita reale, donne e uomini, si ritrovano a fare questa scelta, non priva di sofferenza.
Tra tanti esempi, mi viene in mente Alejandro Jodorowsky, che lascia il Cile, adolescente, per seguire le sue aspirazioni artistiche a Parigi.
Un filo conduttore accomuna le storie di questi personaggi: non riconoscersi nei valori della famiglia, nel loro destino.
Sentire un'appartenenza più grande, la spinta a creare nuove radici.
Scegliere di essere fedeli al richiamo profondo, tradendo aspettative e progetti che gli altri hanno su di noi (famiglia, Stato, etc)
Portare nuova linfa ed equilibrio, lì dove il "sistema" è sbilanciato.
Traditori, pecore nere, esiliati? O visionari, pionieri, cellule immaginali?
L'archetipo dell'esiliato è anche quello del brutto anatroccolo, che viene scacciato, ma alla fine ritrova la sua vera famiglia.
Invece di sentirti in colpa, sappi, che questo è un incantesimo.
Non c'è nessuna colpa, ma un atto d'amore verso la propria chiamata, il proprio destino.


OMI: Mi do il permesso di essere fedele a mè stesso/a e sono amato/a e sostenuto/a anche nella mia ribellione (tornare al bello).


La redenzione e il riscatto sono nel finale aperto.

 

 

Paola Biato

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